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ANTONIO POZZI: il nostro Eroe

Di Lucio Vitale
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Storia inserita in archivio > Storie Chiaromontesi




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Un cippo, una semplice pietra all'interno della villa comunale. All'apparenza solo un’enorme pietra. Ma chiunque si avvicina può leggere e scoprire a chi è dedicata e conoscere le gesta di un illustre cittadino di Chiaromonte, un carabiniere, un eroe: Antonio Pozzi.
Nel sessantesimo anniversario dalla sua scomparsa è doveroso far conoscere questo eroe di altri tempi a chi ancora non conosce la sua storia.
Andiamo indietro nel tempo. Siamo a Roma nel 1943.
L’8 settembre l’armistizio decreta la rottura dell’alleanza dell’Italia con la Germania di Hitler e il Giappone. Ciò che seguì costituì una delle pagine più miserabili della storia italiana.
Nei giorni successivi a questa data, caratterizzati da estremo disordine generale, visto che Re Vittorio Emanuele III aveva lasciato Roma per raggiungere Brindisi, e Mussolini era stato portato a Monaco di Baviera e poi messo a capo della Repubblica Sociale Italiana a Salò, i militari delle Forze Armate si erano in gran parte sbandati, avevano abbandonato le Caserme e i posti assegnati, e in borghese si erano dati alla macchia.
I tedeschi da alleati erano diventati nemici, terribili nemici, resi ancora più feroci dalla paura che la guerra era finita e con loro tutto quello che avevano ottenuto in quella disastrosa guerra. Erano diventati folli assassini, senza rispetto delle più elementari norme civili di convivenza, uccidendo in massa donne, vecchi e bambini.
Gli unici a non lasciare le loro postazioni in difesa dei civili furono i carabinieri.
Per impedire una stage di civili da parte tedesca, il 23 settembre ’43 a Torre Palidoro il primo carabiniere a morire fu il vicebrigadiere Salvatore D’acquisto.
Questo porterà uomini e mezzi alle formazioni della resistenza a partire dalla celebre Banda Caruso (dal nome del generale) in cui sarebbero confluiti oltre 500 carabinieri.
Dopo di lui altri carabinieri persero eroicamente la vita.
Tra questi anche il nostro compaesano, il giovane Brigadiere Antonio Pozzi, classe 1921, figlio di Umberto Pozzi e di Fago Agnese.
Il cippo commemorativo all'interno della
villa comunale a Chiaromonte
In quello stato di caos, il comandante della stazione di Pratica di Mare, carica rivestita proprio da Pozzi, nel Lazio, pensò bene di chiudere la Caserma e conservare le chiavi per consegnarle a chi di dovere quando la situazione si sarebbe ricostituita tenendo per sé soltanto la normale pistola di ordinanza in dotazione all’Arma.
Rimase sul posto presso una famiglia amica nei pressi della Caserma, indossando abiti borghesi, in attesa della normalità vista l’assenza di ogni autorità.
Nell’attesa operò per l’attuazione della difesa dell’Italia, partecipando attivamente all’organizzazione della resistenza contro i tedeschi, che desideravano soltanto vendicarsi del “tradimento degli italiani” nei loro confronti.
Emisero anche un bando dove bisognava consegnare le armi detenute dai cittadini. Pena la morte, in mancanza di adempimento.
Una banda di delinquenti locali, che pretendevano da Pozzi il carteggio riservato che riguardava le loro malefatte, al rifiuto del giovane comandante risposero con la denuncia ai tedeschi per la detenzione della pistola di ordinanza.
Successivamente vennero a sapere anche della sua attività di organizzazione di resistenza contro i tedeschi e furono rinvenute anche altre munizioni.
Di qui il suo arresto e conseguente condanna a morte da eseguire mediante fucilazione.
A mettergli le manette furono i gruppi d’azione del famigerato Pollastrini. Fu portato in carcere dopo le rituali botte ricevute nei sotterranei di Palazzo Braschi.
A nulla valsero le implorazioni del fratello Angelo, chiedendo aiuto ad ogni porta, tra cui quella del Vaticano, correndo strenuamente in ogni dove nel tentativo purtroppo vano di sottrarre il diletto congiunto alla follia nazista.
Sotto suggerimento di un ufficiale tedesco, quale estremo tentativo di salvezza, aveva anche prestato adesione di arruolamento nell’esercito repubblicano.
Dopo venti giorni di processo arrivò la sentenza di morte. Il giorno dopo alle 9 ci sarebbe stata l’esecuzione. Con lui il collega Raffele Pinto.
Stava già davanti il plotone di esecuzione, era già stato dato l’ordine di puntare, quando un ufficiale italiano e un graduato tedesco piombarono improvvisamente in mezzo ai soldati e comunicarono che l’esecuzione era sospesa.
Pozzi era convinto che avevano accettato la sua domanda di arruolamento. Rientrò in carcere con l’illusoria speranza della revoca della condanna. L’indomani all’alba lo portarono via nuovamente. Solo una breve illusione, una speranza tristemente spezzata. Il giovane vicebrigadiere Antonio Pozzi e il suo collega, il carabiniere Raffaele Pinto furono fucilati il 31 dicembre a Bravetta.
I suoi resti mortali, raccolti e composti da mani pietose, riposano nel cimitero di Verano di Roma accanto ad altri indimenticabili Eroi.
Con decreto presidenziale dell’8 settembre 1950 gli è stata concessa la “Medaglia d’argento al valore militare”.
Con delibera del 27.3.1952 il Commissario Prefettizio Pizzo, intitolò ad Antonio Pozzi, caduto per la Resistenza, un tratto della strada che va dall’inizio dell’allora via Dante Alighieri alla Piazza Umberto I (a Chiazzolla). Anche la locale stazione dei carabinieri è intitolata al martire della follia nazista.
Nel 2003 l’amministrazione comunale di allora, con il sindaco Luigi Viola e la collaborazione del Prof. Carlo Calza, hanno commemorato un cippo con semplici, lapidarie parole, con lo scopo di ravvivare il ricordo e renderlo tangibile e vivo con l’intento di tramandare “ad perpetuam rei memoriam” (al ricordo eterno, senza fine) ai posteri.


Chiaromonte
Ricorda ai posteri
Il suo diletto figlio
Il brigadiere dei carabinieri
Antonio Pozzi
Medaglia d’argento al valor Militare
Che
In Roma il 31 dicembre 1943
Vittima della barbarie nazista
Affrontò il martirio
Con la sublime serenità degli eroi
E
Quanti come lui
Sempre e ovunque
Patirono la ferocia
Di ogni dittatura

31 dicembre 2003

( Dicitura del cippo a cura di Carlo Calza)

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3 commenti:

  1. Un grazie a tutti voi per l'ottimo lavoro svolto, una pagina che rimarrà ai posteri. Un grazie di cuore. Ciao Piergiorgio Antonio Pozzi.

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  2. Vi ringrazio di cuore anch'io. Purtroppo al Verano le tombe degli eroi sono IRRICONOSCIBILI e nel totale abbandono. Non è stato possibile neppure portare un fiore a nostro zio. Tra l'altro nella rifatta toponomastica a livello credo regionale...di Chiaromonte si è "persa" la dicitura che pure compare sulla via dedicata a zio Antonio "Medaglia d'Argento VM". Credo sia indispensabile ripristinarla, per la memoria storica che è dovuta ai nostri eroi. Un affettuoso saluto Agnesina Pozzi

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  3. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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