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NATALE 1985



Di G. D. Amendolara
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Storia inserita in archivio > Storie Chiaromontesi


La neve di Natale 1985


Nota: il ricordo che state per leggere, e i dettagli ad esso annessi, sono frutto di un lavoro d'impulso, quindi veloce. Presenta sicuramente qualche errore ortografico, ma nel pochissimo tempo a disposizione il desiderio di condivisione sorpassava di gran lungo tutto il resto.
Vi auguro buona lettura.


24 dicembre 1985.
Una vigilia di Natale come le altre, almeno sino ad allora.
Freddo, nemmeno tanto, molto strano per quei tempi dagli autunno che parevano inverni e con i cannuièrë penzolanti sin da metà mese anche senza neve.
Il cielo sin dal mattino non prometteva bene. Strano, dallo sfondo bianco con banchi di nuvole grigie che lentamente attraversavano Chiaromonte. Pareva cielo da neve, ma troppo aperto per regalare la speranza di un bianco Natale come non accadeva da anni.
Calato il buio, a casa nostra il fuoco nel camino, in procinto di estinguersi in attesa della posa del Ceppo di Natale, coi suoi ultimi tizzoni cominciò a scaldare come se alimentato da chissà quanta legna.
“U fuòchë còcë” esclamò la nonna. “Avìssa nëvëcæ?”.
Lo diceva tutte le volte che il fuoco era “caldo assai”, scatenando curiosità in noi bambini che correvamo impazziti alla finestra che affaccia sul Purtiello, rimanendo puntualmente delusi, ma non quella sera.
Le urla di gioia confermarono le previsioni del fuoco. Nevicava, e anche bene.
I fiocchi caddero copiosamente continuando tutta sera e anche la notte.
Ci risvegliammo sotto un manto di neve spesso oltre 50 cm, chi la misurò dice addirittura 65.
Era Natale, finalmente il bianco Natale, e Chiaromonte vestito di bianco pareva il presepe più bello del mondo.
La neve durò intatta alcuni giorni.
Cominciò a sciogliersi il 28 dicembre a causa di un misto pioggia-neve, nèva fràcëdë come diciamo in dialetto.
Quella meravigliosa sorpresa parve quasi un preavviso di ciò che accadde due mesi più tardi, esattamente la notte tra l’11 e il 12 febbraio del 1986, con la nevicata straordinaria caduta tra il centro e parte del sud Italia, inclusa Chiaromonte.
La nevicata del 24 dicembre 1985 regalò tanta gioia nei Chiaromontesi, soprattutto nei bambini e nei ragazzi.
Da allora, seppur non con lo stesso effetto, ci furono altri bianco Natale.
Nel 2001 nevicò abbondantemente fino agli inizi della seconda metà di dicembre. Passammo il Natale con qualche chiazza di neve sparsa tra il paese e parte delle campagne.
Nel 2003 invece di neve ne cadde tanta, ma il 23 dicembre, mentre il 24 dicembre 2024 cominciò a nevicare sin dalle prime ore del mattino, sciogliendosi poi in un nonnulla a causa della pioggia caduta il giorno stesso.
Non dimentichiamo nemmeno il 1973, quando di neve ne cadde in abbondanza sin dai primi del mese, e da menzionare è anche il 1987, quando durante la rappresentazione del presente vivente in piazza, qualche chicco di neve lasciò ben sperare, ma passammo il giorno di Natale con una bella giornata di sole.
La spolverata del 1987

La nevicata del 1985, seppur creò qualche disagio, rimase impressa nella memoria di tantissimi Chiaromontesi.
Un evento non raro quello della neve, seppur negli anni 80 e 90 la sua mancanza non faceva sentire.
Oggi la neve è ormai un illusione di un giorno o due al massimo, sempre a gennaio, e la pioggia la porta via come se nulla fosse.
Chissà mai se rivedremo un Bianco Natale.
La storia insegna che tutto passa, tutto cambia ma soprattutto tutto torna, proprio come la neve a Natale sul presepe più bello del mondo.

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E... STATE A CHIAROMONTE - parte 2

AGOSTO, LE FESTE E GLI ANNI 90

Di G. D. Amendolara
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Festival delle Voci Nuove 1996

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Chiaromonte, anni 90.
Passato San Giovanni a giugno, agosto diveniva priorità.
Gli anni 80 con i festival dell’Amicizia, le feste dell’Avanti, tante altre manifestazioni e le serate di San Giovanni allietate con nomi del calibro di Little Tony, I Camaleonti e l’allora famosissimo Giampiero Artegiani, nel nuovo decennio caricarono nel migliore dei modi i Chiaromontesi.
Col rientro in massa degli emigrati, quindi l’arrivo di decine di giovani dalle grandi città dove il tempo scorreva veloce, i trentuno giorni più vivi di Chiaromonte richiedevano massima attenzione e partecipazione, e alla convocazione straordinaria in Comune, proprio dopo San Giovanni a giugno, nessuno veniva escluso per organizzare il calendario delle feste di agosto.
La locandina delle feste del 1990

“Chi vènë a San Giuànnë?”

L’E… STATE A CHIAROMONTE¹, il manifesto delle feste, sin dalle ultime settimane di luglio invadeva ogni angolo del paese, incluse le case.
Gli occhi cadevano direttamente sul 29, la festa più grande dell’anno, il motivo in più del rientro degli emigrati. Per le altre bastava un’occhiata veloce e un che fænë goië giornaliero.
Il mese lo apriva spesso un evento sportivo, di solito un torneo di calcetto².
Nel 1990 invece ci pensò una rappresentazione di boxe in piazza.
Altri eventi sportivi nel corso del mese non mancavano, dai tornei di tennis a quelli di calcio al campo sportivo.
Il festival dell’Amicizia da qualche anno non si teneva più.
La festa dell’Avanti invece continuò fino al 1991 con le sue riffe dai premi ricchi³ e il concerto della Strana Società nel 1990.
Le serate teatrali e musicali, in piazza e ‘ndi strittuwë, trovavano sempre il loro spazio nel calendario, cosi come gli spettacoli di intrattenimento vario.
Da inizio mese partivano i pomeriggi e le serate cinematografiche al centro visite, in verità poco seguite, al contrario dei convegni e delle presentazioni di qualche libro.

Partivano le sagre.
La spaghettata alla Turrë da Spichë, quella dell’anguria in piazza (un anno solo), quella del soffritto, se non sbaglio del coniglio e qualcun’altra che certamente dimentico.
Il 15 agosto 1990, invece, da un’idea del gruppo musicale “La Nuova Immagine” (allora l’agrifoglio), in collaborazione con il Comune, nasceva la sagra più importante e storica del paese, quella di Laghënë e Fasulë⁴.
La Nuova Immagine al Catarozzolo
per Laghënë e Fasulë 1993

Locandina
della caccia al tesoro
multimediale
Immancabile la caccia al tesoro.
Coinvolgeva non pochi squadroni di giovani tenendo sveglio il paese fino alla scoperta del tesoro.
Nel frattempo Piero Cicale e Massimo Sassano ne organizzarono diverse multimediali, un’innovazione a passo coi tempi e col diffondersi dei PC nelle case dei Chiaromontesi…

Erano gli anni 90.
C’era tanta voglia di divertirsi, partecipare e rendere partecipi.
Il gruppo 0 POSITIVO, seppur per poco, si contraddistinse sin da subito con la realizzazione di un murales colorato sotto il Palazzo degli Uffici, mentre si preparava a diverse altre manifestazioni nel corso dell'agosto 96.
Il gruppo musicale La Nuova Immagine dal 1990, occupando anche sino a tre serate, con ben quattordici edizioni di fila dava vita ad una delle manifestazioni più longeve degli agosto Chiaromontesi: il festival delle voci nuove.
Agglutination 97
Nel 1995 invece, con le prime due edizioni svoltesi in piazza, nasceva l’Agglutination Metal Festival, divenuto famoso in tutto il mondo dalla terza che portò in paese diverse migliaia di amanti del genere.
Collegato alle prime edizioni del festival si teneva in piazza il MOTOM, un motoraduno organizzato da Agnesina Pozzi.
Agnesina Pozzi durante il MOTOM
Nasceva il premio della poesia, l’estemporanea d’arte partecipata da decine di artisti e l’esposizione cinofila con ben quattro edizioni, mentre l’ultima settimana di agosto, non sul calendario, al timpone Giovanni Monaco invitava tutto il paese alla ormai storica festa du strìttuwë.
La festa della Madonna del Sagittario avviava Chiaromonte verso l’ultima settimana di Agosto.
A proposito di feste.
Non posso non menzionare i matrimoni. Tanti, da influenzare le date del manifesto delle feste, ma talmente belli che riempivano la piazza di gente accorsa a vedere la sposa.
I tre vigili in posa davanti al busto
del generale Giovanni Viviano.
1993
Altro evento da ricordare degli agosto degli anni 90 è la scoperta del busto in memoria del generale Giovanni Viviano il 28 agosto 1993⁵ all’ospedale, con la presenza delle autorità militari, ecclesiastiche, politiche e di tantissima gente.
E arrivava Sàn Giuànnë.
Che festa!
Che feste, perché quelle degli anni 90 non solo chiudevano gli agosto di tutto il circondario con le processioni partecipatissime e i concerti che riempivano all’inverosimile il paese, ma con gli ultimi tre colpi dei fuochi d’artificio e i cuori colmi di tristezza mettevano la parola fine all’estate e inizio al ritorno della solita routine.

Finiva cosi agosto negli anni 90.
Passætë u Sàndë passætë a fèstë, ma a chiudere i trentuno giorni più vivi di Chiaromonte ci pensava spesso un torneo di calcetto, proprio come in apertura, mentre già dal 30 il paese si ritrovava nello spaesamento che lo portava dritto a settembre, all’inizio di un nuovo ciclo composto da un solo ingrediente, la nostalgia, e quanta.

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Note

1 - Chiamato cosi per diversi anni
2 - dal 1990 non si tenevano più in piazza ma nel nuovo campetto alle scuole medie
3 - sia nel 1990 che nel 1991 misero in palio delle automobili, una Panda e una 500
4 - dal 1990 al 1992 si tenne il 15 agosto, dal 93 invece passò al 14. dal 1997, invece, passò dal Catarozzolo a Piazza Mercato
5 - Leggi Storia Politica parte 2
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E... STATE A CHIAROMONTE - parte 1

AGOSTO, LA NOSTALGIA E GLI ANNI 90

Di G. D. Amendolara
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Inserita in Archivio > Storie Chiaromontesi

Chiaromonte, 1997 circa.
Si nota nella foto la chiesa in restauro

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Agosto, anni 90.
Lo ricordo mite col suo clima sopportabile.
Era il mese delle ferie ma le giornate cominciavano ben presto, almeno nella prima quindicina.
Al suono della sirena delle otto, in fila ancor prima dell’apertura, mamme e nonne assaltavano gli alimentari, mentre il caos mattutino di auto e mezzi in piazza rendeva vani il senso unico e il divieto di transito agli autobus in vigore per tutto il mese.
A peggiorare il tutto il palco, quel cataplasma di tavoloni e tubi di acciaio che restringeva drasticamente lo spazio e dimezzava i parcheggi presenti.
Ah! A proposito di piazza e palco: ricordate quando nei primi anni del decennio sulla facciata dei Donadio, installato da Flash, uno schermo LCD rosso informava degli eventi in arrivo?¹
Movimentati anche gran parte dei vicoli, tra cantieri aperti almeno sino a ferragosto, il viavai di trerruote, mezzi da lavoro, moto e motorini, senza dimenticare gli ambulanti, si, sempre loro, pannacciari, marocchini e camion con megafoni attaccati dalle ingiurie di chi cercava di riposare un po’ di più.
Dallo zampillo i bus per il mare partivano ormai mezzi vuoti. A raggiungerlo, il mare, soprattutto i giovani in compagnia, mentre quelli che rimanevano in paese uscivano in tarda mattinata, inclusi quelli che, desiderosi di trovare la musicassetta tanto desiderata, accorrevano dal marocchino di fianco al chiosco da dove, ormai simbolicamente, il primo schiocco della pallina del biliardino dava sia fine alle mattinate che inizio ai pomeriggi estivi Chiaromontesi…
La strada che dal chiosco porta allo zampillo,
negli anni 90, alla controra, l'unico momento non trafficata
e senza gente in giro

Il paese trovava pace solamente durante la controra.
A differenza degli anni 80 i giovani non attendevano alcun segnale per uscire².
La sirena delle cinque, sempre sotto gli scongiuri di chi seduto in piazza non la sopportava, indicava ormai solamente l’ora.
Le ore pomeridiane animavano ogni angolo del paese, anche quelli ormai disabitati e ora ravvivati dagli emigrati rientrati per le ferie.
Trovare uno spazio silenzioso o isolato era quasi del tutto impossibile.
Il punto d’incontro preferito dai giovani e da chi lo era nel decennio precedente rimaneva lo zampillo, anche se non più pieno come nei suoi anni d’oro.
Partivano così le passeggiate lungo il corso, su e giù dai parcheggi al chiosco spesso senza mai fermarsi, perché sostare da qualche parte richiedeva un miracolo.
Pieno ogni spazio. La villetta, lo zampillo e il guard-rail, il monumento, le due sedute incavate alla curva della villa e anche il pianerottolo davanti al tabacchino e la fioraia. Pieni i parcheggi, tutti, difficile da trovarne uno, e piene le strade anche di pazzi pronti a sfogarsi con i loro mezzi a due e quattro ruote, perché negli anni 90 il boom degli scooter, delle moto di grossa cilindrata e delle auto sportive coinvolse anche Chiaromonte.
Pieno anche il chiosco, in particolare di chi giocava a biliardino e chi attendeva pazientemente il proprio turno. Pieni anche gli altri bar, la gelateria “da Pasquale” e anche il palco in piazza, sopra dai giocatori di carte e sotto di bambini che impazziti giocavano in quel groviglio di tubi d’acciaio, mentre nei vicoli i loro simili, senza escludere gli adolescenti, si sbizzarrivano con giochi di vario tipo e le battaglie coi gavettoni tanto odiate dagli anziani e dai malcapitati.
Con l’ora di cena scattava la tregua, ma non per tutti i giovani.
Rientrati per confermare di ricordare la via di casa³ e per cambiarsi, si ritrovavano per una pizza in paese o anche fuori⁴, oppure restavano semplicemente in giro.
In piazza e in altri posti cominciavano le feste dell’agosto Chiaromontese, tutte elencate nella locandina dal titolo “E… State a Chiaromonte”.
Riscuotevano un buon successo rispecchiando la piacevole semplicità di quegli anni, accontentando quasi tutti, incluso chi spesso preferiva rimanere davanti casa a raccontarsela coi parenti e il vicinato, circondato dalle urla dë tuttë chìllë murrië dë guagliùnë che, instancabili, riprendevano a giocare.
Anche chi rientrava dalla serata, soprattutto i giovani, spesso si soffermava davanti casa di qualcuno. 
Tra una chiacchierata, una sfogliata di ricordi, canzoni accompagnate non poche volte da una chitarra, una spaghettata "di mezzanotte" o l’attesa davanti al forno di Prospero Rossi per un pezzo di pizza al pomodoro appena sformato, a notte inoltrata, spesso quasi mattina, chiudevano ufficialmente le giornate dell’agosto Chiaromontese.

Era agosto, erano gli anni 90.
Tornavano a riempirsi le case e a rivivere quelle chiuse da un anno.
Inconsapevoli i chiaromontesi vivevano l’ultimo decennio fiorente della propria storia, con fervore, passione e partecipazione.
Di cose da raccontare ce ne sarebbero ancora, ma di tempo ce n’è ancora, per questo per adesso mi fermo qui a ricordare i trentuno giorni più belli di Chiaromonte.
Ah! Vero, dimenticavo le feste…

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Note

1 - Lo schermo LCD veniva installato da Flash, ed era lo stesso affisso sulla parete della sua casa, nonché anche sede del negozio in San Pasquale
2 - Negli anni 80 la sirena delle diciassette dava inizio ai pomeriggi. 
3 - non të scurdǽ a vië da cæsë è un termine utilizzato per ordinare ai giovani di casa che quando è ora deve rientrare
4 - A Chiaromonte agli inizi degli anni 90 le pizzerie erano due, "La Terrazza" e il "Golden Coq Pub". Nel 1994 aprì "la Coccinella" e rimase l'unica in paese sino al 2004. I ragazzi, quelli che potevano, andavano anche volentieri a Fardella (dove potevano guardare anche le partite) e a Teana, in due pizzerie storiche dei paesi.
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Storie collegate

GHIÈRË STAGGIÒNË l’inizio dell’estate negli anni 80

Di G. D. Amendolara
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Inserita in Archivio > Storie Chiaromontesi

Torneo di calcetto fine anni 80 vinto dal bar 2000
di Giovanni Sarubbi.
In foto: dietro Mariano Masciarelli, Pino Percoco, Giovanni Sarubbi,
Mario Grossi, Alfredo Murro. Davanti, Tonino Puppo, Fabrizio De Marco Grandinetti.
Foto: Fam. Giovanni Sarubbi

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La storia contiene termini dialettali.
Alla fine del testo la traduzione dei termini ritenuti incomprensibili


Giugno, anni 80.
Passato San Giovanni iniziavano le vacanze per ragazzi e bambini di quel decennio fantastico.
Nessuna nostalgia per la festa e tutto il suo contorno, dalla fiera al luna park. Avevano altro a cui pensare, e poi il paese tutti i giorni ièrë na fèrë¹, soprattutto in piazza e dintorni grazie agli ambulanti abituali che occupavano ogni angolo disponibile: Nicola u Sënësærë al palazzo dei Cuccarese, Gësèppë u Sënësærë sottë a chiànghë d’Artùrë come u pëscëvènnuwë, u Tursëtænë alla Còstë e Sciambiònë ‘nda chiàzzë con la sua bancarella coperta dall’ombrellone blu-arancio ormai sbiadito dal tempo.
La sirena delle otto ufficializzava l’inizio della giornata, anche se il paese era sveglio già da qualche ora.
Da un momento all’altro Pascælë u bannëtòrë col suo “ATTENZIONE!”, rigorosamente dopo vari colpi di prova al microfono, gettava il bando annunciando spesso l’interruzione idrica, incompresa in quei giugno tanto piovosi.
Accummënzævë accussì n’ata fèrë, ‘ndi strìttuwë però, coi camion “I PATAN, I PATAN A CINQ MILA LIR O CHIL” e “MOBILI VECCHIA, ROBA VECCHIA”, e gli ambulanti a piedi come i pannacciari pugliesi, i venditori di scope e i marocchini² che con il loro YEP speravano di vendere almeno uno dë tuttë chìllë struòglië trasportati a spalla.
La buona stagione scatenava anche i cantieri all’aperto, a decine. Sia all’esterno che all’interno i màstrë accompagnavano i colpi dë cucchiærë e le impastate di cemento con fischiate e canzoni incomprensibili, e mentre alle fontane, Tuwuë e Grùttë dë l’Acquë in primis, si formavano le file per raccogliere l’acqua, arrivava mezzogiorno, mënævë nu truònë e pësciævë a gallìnë.
Chiaromonte. Pomeriggio metà anni 80

La sirena delle cinque, sovrastata dal giocoso garrito delle rondinelle che riempivano il cielo del paese, annunciava l’inizio dei pomeriggi Chiaromontesi, aggraziati dalla frescura di quei tempi. Infatti, non era insolito vedere qualcuno indossare le maniche lunghe. In verità gli anziani non rinunciavano ne al maglioncino e tantomeno alla giacca nemmeno ad agosto.
Gli anziani in piazza sempre con la giacca,
anche ad agosto.

Si radunavano i giovani.
Il punto d’incontro principale era lo zampillo, ma li trovavi ovunque, tra una passeggiata, la sosta al monumento, molteplici partite al biliardino al chiosco, con motorini o in bici, giocate a pallone in strada o proprio allo zampillo, un gelato a “La Terrazza” o da Nicola Donadio, una partita ai videogames da Sarubbi, Antonio o Cacchiònë, o tra i vicoli a giocare a qualsiasi cosa in qualsiasi posto e a qualsiasi rischio perché non pochi erano i palloni bucati, le sgridate e le minacce subite, ma anche i vetri rotti, i vasi spazzati in aria e quelle pallonate che povero chi finiva sotto un tiro maldestro.
No! Non sto inventando niente. Il paese era completamente vivo e in continuo fermento. E se lo era…
Giro di Basilicata, 1987.
Foto archivio fam. Amendolara Franco

A giorni rientravano i fuori sede³ e arrivavano i primi “turisti”⁴.
Cominciavano le “colonie giornaliere” per il mare, passava quasi certamente una tappa del giro di Basilicata (una festa per i più giovani pronti ad accaparrare quanti più gadget possibili), arrivava il circo al campo sportivo e iniziavano i tornei di calcetto in piazza, quelli dove i giocatori cercavano soprattutto di non volare dalle scale della chiesa, e se non sbaglio anche qualche edizione dei giochi della gioventù.
Torneo di calcetto in piazza. Fine anni 80.
Foto fam. Giovanni Sarubbi

Ripeto: non c’era spazio per la nostalgia della festa appena passata.
Era giugno, gli ultimi suoi giorni, iniziava ufficialmente l’estate, ghièrë staggiònë, e il meglio stava per arrivare.
La piazza in attesa del Giro di Basilicata. 1987.
Foto archivio fam. Franco Amendolara

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Traduzioni termini ritenuti incomprensibili

chiànghë: macelleria
còstë: è la parete che parte da casa dei Figundio e arriva oggi ai parcheggi
struòglië: stracci o oggetti in generali ammassati o disordinati

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Note
1- espressione dialettale che definisce un momento caotico, spesso il vociferio o rumore continuo e fastidioso
2 - in dialetto con marocchino si identifica chiunque abiti nella fascia del Magreb, che sia Marocchino, Algerino o Tunisino. Spesso vengono chiamati così anche i subsahariani. Non è assolutamente un termine razziale. Anzi, a Chiaromonte vengono addirittura chiamati con un altro termine, cuggì, ovvero cugino.
3 - Fuori sede, in qualità di studenti, in quegli anni ve ne erano pochi. Qualcuno studiava a Maratea o Sant'Arcangelo, ma la stra maggioranza dei ragazzi preferiva Senise o Latronico, facilmente collegati al paese, e pochi erano gli universitari. Dalla metà degli anni 90 si invertì la rotta ed aumentarono sempre più le partenze verso scuole e università fuori regione.
4 - con turisti si identifica (bonariamente) gli emigranti e le loro famiglie che rientrano in estate. 

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Collegamenti alla Storia

E pùrë goië pìscë a gallìnë

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Il 1924 e l'indegna memoria ai Caduti

di G.D. Amendolara
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Storia inserita in archivio > Storie Chiaromontesi

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Questa che state per leggere è una storia esclusiva di
Chiaromonte e le sue Storie.
Contiene notizie e foto inedite.

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Chiaromonte, anni 30, e la lapide ai Caduti
affissa sul portone principale della Chiesa Madre
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1918

La guerra, la Grande Guerra era finita.
La firma dell’armistizio donò un sospiro di sollievo ai Chiaromontesi, alleggerì i loro animi appesantiti da quelle quaranta vite perdute e che mai più tornarono alle loro case.
Gioiosi, “Miracolo” urlarono molti di loro per le grazie accolte dalla Madonna portata in processione qualche settimana prima, inconsapevoli che di lì a poco tante cose sarebbero cambiate.
Una nuova guerra era da combattere, e questa volta tra le mura di casa.

Processione della Madonna della Pace,
proclamata Santa Protettrice di Chiaromonte
il 1920

1920

Chiaromonte si vestiva a festa per proclamare la sua Santa Protettrice: La Madonna della Pace.
Impressionante la partecipazione dei Chiaromontesi che, con gli emigrati, contribuirono soprattutto economicamente all’organizzazione di quella che fu quasi certamente la più grande festa della nostra storia.
Cassa armonica, concerto bandistico, la fiera, la processione, migliaia di fedeli, i colpi scuri e, guardinghi, tanti volti infastiditi da quell’entusiasmo.
Era il 1920.
Due anni trascorsero dalla fine della guerra, e il silenzio e la dimenticanza verso il sacrificio dei caduti da parte delle istituzioni e anche del paese, rimbombavano ancor più che le bombe sui campi di battaglia, un comportamento ignobile sino ad allora taciuto ma non inosservato.

Scolaresca e fascisti in piazza Garibaldi

1923

Il fascismo impose il suo dominio anche su Chiaromonte.
Non potendo altrimenti, la longeva amministrazione Breglia si avviò verso le dimissioni, rassegnandole però solo dopo aver esaudito il desiderio dei Chiaromontesi.
In quella che fu la loro ultima seduta consiliare, a metà del 1923, deliberarono la commissione di una lapide commemorativa ai caduti della Grande Guerra, archiviata, però, per un “errore procedurale” contemporaneamente allo scioglimento del comune.

1924

Chiaromonte divenne fascista.
Solo una voce, tra tante messe a tacere, venne ascoltata.
Decantatori della Madre Patria e dei suoi eroi, ripresero in mano la delibera archiviata, la “sistemarono”, la approvarono, commissionarono la lapide e nel contempo scatenarono le ire dell’arciprete Pozzi, contrariato dalla decisione del sindaco di installarla sul portone principale della Chiesa Madre e non sulla facciata del campanile come accordato, solo per accontentare il desiderio di qualche Chiaromontese.
Passati sei anni dalla fine della guerra, Chiaromonte ebbe e accolse con freddezza la tanto desiderata memoria ai caduti.

La tanto contestata lapide
installata il 1924, e ancora oggi presente
sulla facciata del campanile della Chiesa Madre

CHIAROMONTE
Al culto dei posteri tramanda
il nome dei suoi eroici figli
che per la patria libera ed immortale
la vita immolarono


Approfittando della situazione imbarazzante tornarono i Chiaromontesi messi a tacere.

[…] Per il loro «Dovere» tutto hanno dato, in silenzio, e noi troppo presto abbiamo dimenticato il loro sacrificio.
[…]Se dobbiamo onorare degnamente i nostri morti dovremmo ricordarli con un monumento degno di tal nome, e non con qualcosa di indefinibile o sconciamente mostruoso…
[…] Si spendono migliaia di lire all’anno, «si bruciano» migliaia di lire in onore dei santi per conservare un’antica balorda tradizione che non sappiamo quanto vada a genio ai santi stessi che si vedono onorati col «culto del rumore…

Da La Basilicata nel Mondo – 1924

Guidati da Arnaldo Spaltro e Antonio Ricci puntarono il dito contro tutti, Comune, Chiesa, emigrati e paesani, capaci di organizzare e raccogliere soldi per le feste patronali ma dimentichi di coloro che pagarono con la vita il caro prezzo della libertà.

Gaetano Cetta (a sinistra) e Arnaldo Spaltro (a destra)
due dei tre fautori del Monumento ai Caduti

Chiamati in causa, gli emigrati risposero prontamente.
Gaetano Cetta se ne fece portavoce invitando i paesani a donare ai caduti un monumento degno di portare tale nome.
In paese colsero al volo l’invito di Cetta e, sempre sotto suo consiglio, organizzarono “un comitato che dovesse valere e dare l’appoggio morale dell’iniziativa in modo da dare sicuro affidamento di serietà ai chiaromontesi emigrati”.

COMITATO DI CHIAROMONTE
per il monumento ai caduti

Avv. Emmanuele Allegretti – presidente
Antonio Ricci
Arnaldo Spaltro
Comm. Serafino Ricci
Dott. Francesco De Nigris
Avv. Enrico Anelli
Dott. Riccardo D’Amelio
Ins. Antonio Lauria

All’appello lanciato da Cetta e dal Comitato risposero in massa Chiaromontesi, emigrati, soprattutto la folta comunità presente in Buenos Aires e anche il Comune, raccogliendo nel giro di un anno migliaia di lire.
Era fatta!
Con spirito guerrigliero, di sacrificio, appartenenza e, visto il periodo, anche tanta paura, ottennero ciò che tanto desideravano, e avviarono le pratiche per la realizzazione di un monumento ai caduti degno di essere chiamato tale.

Ai nostri Eroi
Caduti nella Grande Guerra
per la Patria e la nostra libertà

Ten. Allegretti Giovanni Battista
Ten. Santomartino Leonardo
Sold. Armenti Giovanni
Armenti Domenico
Arbia Pasquale
Amendolara Giuseppe
Amendolara Raffaele
Cersosimo Luigi
Ciancio Egidio
Ciancio Vincenzo
Ciancio Egidio Antonio
Cosentino Antonio
De Palma Amntonio
De Palma Domenico
De Salvo Antonio
Donato Emidio
Donato Paolo
Figundio Vincenzo Andrea
Guglielmelli Nicola
Grandinetti Nicola
Grandinetti Raffaele
Guarino Andrea
Guarino Nicola
Grossi Luigi
Landi Antonio
Laruina Domenico
Lista Giovanni Antonio
Lista Vincenzo
Maltese Nicola
Marsico Giuseppe Maria
Marsico Nicola
Pangaro Giuseppe Vincenzo
Rosato Giuseppe
Sergio Arcangelo Raffaele
Sergio Giovanni
Santomartino Raffaele
Stigliano Egidio
Viola Andrea
Viola Raffaele
Vozzi Domenico


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Fonti

Chiaromonte, economia amministrazione pubblica, cultura. Elefante, 1989

Internet Culturale

Archivio storico personale
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Storie correlate




Tenente Giovanni Allegretti, un eroe Chiaromontese



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Agglutination Metal Festival

Il pubblico all'apertura della III^ edizione dell'Agglutination.
Foto Angela Finizio (web)



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Di G.D. Amendolara
con la collaborazione di Gerardo Cafaro

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"Ditemi quello che volete, ma ogni volta che mi sono espresso sull’Agglutination 
non sono mai riuscito a scindere l’edizione “del momento” dalla storia del festival in sé,
una kermesse talmente solida da aver stracciato tutti i record di longevità in ambito metal in Italia. 
Il tempo ha dunque dato ragione a Gerardo Cafaro e alla sua missione 
di esportare il concetto di open air metallico in Basilicata, 
una delle terre d’Italia che soffrono maggiormente la distanza dai centri nevralgici
e dagli snodi internazionali di questo genere,
sia a livello chilometrico che (soprattutto) logistico".

Francesco Faniello - Metal Hammer


"Abbarbicata su di un colle in piena Basilicata, 
da quasi dieci anni Chiaromonte vede materializzarsi entro i suoi confini 
il sogno di un ragazzo che ha fatto del metallo pesante la sua ragion d’essere 
e che risponde al nome di Gerardo Cafaro. 
Gerardo ha portato al suo paese d’origine nomi di tutto rispetto 
come Overkill, Destruction e molti altri altri, 
tutto per quei ragazzi che non hanno la possibilità 
di raggiungere i grossi festival del Nord Italia"

Luca Bernasconi - metallus.it (2003)

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11 agosto 1997



A spezzare il silenzio prima del suono della sirena delle 08:00 ci pensarono i rombi delle prime moto radunatesi in piazza.
Di lì a poco ne sarebbero arrivate altre, decine di centauri che riempirono la piazza e parte del corso, per quello che sarebbe stato il MOTOM, il motoraduno organizzato da Agnesina Pozzi.
Tutti insieme sarebbero partiti in un tour nel cuore del parco nazionale del Pollino, per poi rientrare a Chiaromonte per essere partecipi all’evento che, inaspettatamente, sarebbe entrato nella storia del paese, e non solo.
Prima di continuare bisogna che faccia un piccolo passo indietro nel tempo.


Agosto 1995


Il calendario degli eventi del “E… state a Chiaromonte” era stato riempito.
Tra i tanti e anche soliti appuntamenti, al giorno 12 qualcosa di nuovo era stato organizzato.
Gerardo Cafaro, appassionato ed esperto dell' Heavy Metal, e del genere conduttore di programmi radiofonici nelle radio della zona, decise di fare il passo successivo, quello di far conoscere il metal oltre le mura di una radio, e fu così che nacque l'Agglutination Metal Festival.
Nella piazza di Chiaromonte gruppi emergenti avrebbero preceduto i veterani Marshall davanti ad un pubblico formato perlopiù da curiosi del paese e da pochi adepti.
Ciò non abbattè il morale di Gerardo che, anzi, ne fece motivo per continuare ed organizzare la seconda edizione, quella del 96, che vide presenti come headliner, in una piazza quasi colma di appassionati, gli storici White Skull, gruppo italiano conosciuto in tutto il mondo.
Archiviata anche la seconda edizione, si tirarono le somme, e i risultati furono più che positivi.
“Azzardare” sarebbe stata la parola chiave per il passo successivo.


AGGLUTINATION METAL FESTIVAL

3^ edizione
11 agosto 1997


Le moto avevano svuotato la piazza.
Presero il loro posto personaggi che non passarono inosservati.
Vestiti di nero, capelli lunghi, chi adornato da catene o pendagli con simboli esoterici, bracciali e collari borchiati e, i più estremi, con volto dipinto di bianco e nero che a qualcuno incusse timore.
Si apprestavano a far scorte negli alimentari per poi, tutti, porre la domanda: stiamo cercando il campo sportivo.
All’ora di pranzo l’area del campo era già invasa da auto e altri mezzi di trasporto.
Gli arrivati riempirono le gradinate mentre da molte auto, a volume a palla, ogni genere di metal creava atmosfera.
Per questa edizione la piazza non sarebbe bastata.
Dalle previsioni il pubblico sarebbe stato numeroso.
Gerardo lo aveva fatto, aveva azzardato, e per la terza edizione era riuscito ad invitare uno dei nomi più importanti dell’Heavy Metal, creatori del genere Thrash e che ad ogni loro evento attiravano migliaia di fans, un nome che da settimane era scritto sui manifesti che invadevano le mura dal paese sino a fuori regione: OVER KILL.

Il pubblico della terza edizione del festival

Alle 16.00 si aprì il cancello. Tutti liberi di entrare, senza nessun biglietto da pagare.
Rientrarono anche i centauri del MOTOM, e con loro arrivò un gruppo di bikers direttamente dal Piemonte, accorsi apposta per l’evento.
Ad aprire l’edizione furono i Funeral Fuck, gruppo formato da ragazzi del paese già facente parte dello staff.
I Lost Innocence all'Agglutination 1997.
Screenshot Youtube
A seguire altri nomi emergenti sino alle esibizioni dei più conosciuti Lost Innocence, White Skull e Megora.
Alla fine delle loro esibizioni il buio rese lunga l’attesa, spezzata da cori incitanti gli Over Kill che, sotto luci arancioni, cominciarono la loro performance.
Dopo ore sotto il sole e partecipe anche con gli altri gruppi, il pubblico parve aver acquisito una nuova carica, scatenandosi in un pogo generale che alzò un polverone che accompagnò l’intero spettacolo.
Vero: la piazza non sarebbe bastata per questa edizione, ma nessuno aveva previsto nulla del genere.
Si stimavano tra le 5.000 e le 7.000 presenze, anche se ad occhio parevano molte di più.
Quell’11 agosto del 1997 era ufficialmente decollata la bellissima storia dell’unico festival metal italiano ancora attivo: L’AGGLUTINATION METAL FESTIVAL

Poster IV edizione
Alimentari e bar quasi del tutto svuotati, le immagini di quella folta schiera di metallari scatenati ma educati e rispettosi, l’incredulità del paese intero per quello che era avvenuto la sera prima e dello stesso Gerardo per ciò che aveva creato.
Fu così che venne vissuto il giorno dopo e anche quelli a seguire.
Per quei tempi ove non vi erano concerti metal di rilievo al Sud, l'arrivo degli americani Overkill in Basilicata fu un evento storico dove nessuno volle mancare, avventurandosi a raggiungere Chiaromonte con ogni mezzo, persino coloro che con tre bus arrivarono da Policoro, e da questi vennero lasciati prima della fine del concerto per polemiche che a quei tempi colpivano il popolo metal, accusati di essere violenti e reietti della società, quando invece dimostrarono il contrario, tutti.
Gerardo in mezzo al pubblico
Quella terza edizione consacrò il festival tra i grandi del genere in Italia, un festival svolto in una piccola località di montagna che si affiancò a mostri sacri quali il Gods of Metal e il Monster of Rock che si svolgevano nel settentrione.
Gli Over Kill furono solo l’inizio di una lunga serie di grandi nomi presenti negli anni a seguire, tra i quali citiamo i Destruction (2002), i Gamma Ray (2007), i Therion (2016), i Dark Tranquillity (2008, 2012), i CannibalCorpse (2010) e molti altri ancora che ad oggi hanno reso il festival tra i più longevi d'Europa (secondo al Wacken Open Air nato nel 1990 e in un piccolo paese proprio come Chiaromonte), ma anche il solo ancora attivo dei grandi della nostra nazione, e per Chiaromonte questo è un orgoglio perché, nonostante negli anni le sedi dello svolgimento siano state anche Senise e Sant'Arcangelo, tra gli amanti del genere e non solo, se pronunci Chiaromonte ti diranno subito Agglutination, e viceversa.

Aggutination 2019

Per entrare nella storia basta un non nulla, ma ciò che Gerardo insieme alla sua ciurma mantiene vivo da quasi trent’anni è di misure mastodontiche, e riempire le righe del libro della nostra magnifica storia con quella dell'Agglutination più che un dovere è un piacere, enorme come il suo nome.


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