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BAR TOTIP (o totocalcio, o semplicemente il bar di Antonio)

di G.D. Amendolara
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Storia inserita in archivio > Operazione 80 nostalgia

Il “Bar Totip”. Giugno 1987.
Da destra: Antonio Donadio, Franco Cafaro (dietro), Paolo Cicale, Antonio Picone, 
Antonio Alberti, Antonio Trabucco. 
Le bambine: Rosita De Salvo (destra), Mariana Trabucco (sinistra).
Foto Archivio fotografico fam. Amendolara Franco

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Ringrazio di cuore Rossella Donadio, figlia di Antonio.

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Ad Antonio Donadio
un amico, un grande Chiaromontese



Ah, la nostalgia…
Quello stato d’animo dalle mille sfaccettature alla disperata ricerca di ciò che è stato e non c’è più.
È buffa la nostalgia: trattiene forte le redini degli umori e ti trascina con sé, poiché sa come passeggiare nel tempo attraverso quel ponte da essa costruito, l’unico passaggio che collega ieri a oggi.
È una scintilla, sempre lei la nostalgia.
Ad innescarla è il subconscio.
D’un tratto, così, come se nulla fosse, spalanca lo scrigno dei ricordi che cuore e mente custodiscono gelosamente, ed è impossibile fermarli, scorrono veloci, uno richiama l’altro, proprio come quando ti torna in mente il bar di Antonio.
E cominci…

Ricordi?
La serranda. Quella che a pochi torna in mente, ma la prima ad annunciare col suo brusco rumore all’apertura l’inizio della mattinata Chiaromontese, dal martedì al sabato, alle 06.30.
Chiudeva alle tredici per il pranzo e alla sera attorno alle ventuno. In estate un po' più tardi, ma puntuale ad ogni passaggio di funerale, con tanto di invito al silenzio da parte di Antonio.
E il gorgoglio e lo sbuffo del vapore della macchina del caffè? Loro, prima delle 07.00, anticipavano il suo della sirena delle 08.00.
Nonostante l’abitudine per molti di bere il caffè a casa, grazie alla presenza di molti uffici e attività nel centro storico, già dall’apertura, e almeno sino a mezzogiorno, grazie alla numerosa presenza di clienti, i continui tum! tum! tum! del filtro sbattuto, il tintinnio delle tazze, il frastuono del macinacaffè e il fischio del vapore, componevano la colonna sonora delle mattinate Chiaromontesi.
E le tabelle dell’Algida e della Eldorado?
Le ricordi?
Quelle affisse all’esterno.
Più che il prezzo dei gelati, indicavano il cambio di stagione.
Praticamente: affisse equivalevano a estate, tolte… nostalgia.
E le sedie?
Quelle con le corde di plastica intrecciate, tipiche degli anni 70 e 80.
Blu, rosse, verdi, arancio e gialle, con o senza braccioli; comode, certo, ma pronte a lasciarti un bel segno sulle cosce quando d’estate ti sedevi in pantaloncini.
E guai se i bambini tentavano di infilare le dita tra le fessure delle corde. Non sia mai…
Anche i tavoli erano l’emblema dell’arredo dei bar di quegli anni. Dell'Algida o della Peroni, bianchi coi piedi di metallo o plastica: all’apparenza deboli, ma incredibilmente resistenti ai colpi dei giocatori di carte.
E ricordi l’altro “complemento d’arredo”?
Parlo delle casse della birra, quelle gialle e rosse della Peroni o della Raffo.
Sfilavano a decine, tutti i giorni.
Con le bottiglie piene finivano dritte nel ripostiglio; con quelle vuote, impilate a decina, occupavano lo spazio tra il flipper e il telefono, mentre non poche finivano nelle mani di chi diceva “po ta tòrnë” ma non la tornava mai.
Il telefono…
di quelli grigi, a cassone, funzionante col gettone da 200 lire.
Con l’elenco telefonico e le Pagine Gialle poggiati sopra, già dalla fine di agosto quel telefono diventava meta dei ragazzi, pronti a risentire gli amici appena partiti o gli amori estivi nati negli angoli nascosti del paese.
E i videogames?
La mia generazione li ricorda benissimo.
Tutti all’avanguardia: Golden Axe, Outrun, Pac-man, quelli del calcio, Street Fighter e molti altri ancora.
Cinquanta o cento lire a partita, a seconda del cabinato, e duecento o cinquecento lire per il flipper, dove non mancava mai una gara a premi. E poi c’erano le imprecazione dei giocatori, sempre giovani, pronte a destare i giocatori di carte.
Loro, si, proprio loro: i giocatori di carte.
Presenti fin dall’apertura pomeridiana, riempivano il bar di fumo e imprecazioni.
Oh! Còmë faciènë! Parevano contendersi chissà quale masseria.
Con loro si sedeva spesso anche Antonio, pronto a farsi una partita, ma anche a scattare in piedi per servire i clienti al bancone… con una rapidità a dipesa della mano che giocava.
E il bancone? lo ricordi?
Anche quello, un classico di quegli anni: scuro, specchiato, col ripiano in metallo completamente graffiato.
Pareva un tutt’uno col pozzo dei gelati e la vetrina dove trovavi merendine, dolciumi e schedine.
Il Totocalcio e il Totip dapprima, e in seguito anche il Totogol e il Totosei, giocate soprattutto al sabato, quando la stampante, con il suo rumore stridente, pareva impazzire, fino all’ultimo secondo utile prima della chiusura delle giocate.
Dietro al bancone, sulla scaffalatura, si allineavano le classiche bottiglie di liquore, le più consumate dai clienti. In cima, in fila indiana, c’erano invece decine di bottigliette mignon, pronte alla consumazione ma destinate, soprattutto, a finire in una delle tante collezioni custodite nelle case Chiaromontesi.
E ricordi i boeri nella loro torretta, la tabella nera dei prezzi quasi mai aggiornata, il fumo asfissiante delle sigarette, i cartelli scritti a mano, le patatine all’entrata, se non ricordo male anche il jukebox, tutti gli snack in voga all’epoca, dal Raiders allo Snickers. E poi i clienti fissi, e Giovanni e Daniele, pronti ad aiutare il padre in estate e nelle feste, quando la gente si ammassava.
E ricordi…
Ricordi il BAR TOTIP, o Totocalcio, o semplicemente il “bar di Antonio”?
Così lo chiamavano i ragazzi degli anni Ottanta, per via di quell’unica insegna che lo indicava: Totip, per l’appunto. 
Un bar semplice, senza fronzoli, dalle pareti gialline decorate con qualche quadretto sparso qua e là.
Era lì che si trovava il meglio di quel decennio, degli anni Ottanta, ma anche dei Novanta.
Ed era lì che trovavi Antonio, la vera anima di quel locale, più di tutti gli elementi appena elencati: un omone pacato, gentile. Una bellissima persona, di sani principi, vero, di poche parole, ma con occhi pronti a raccontare i duri sacrifici affrontati in una vita che non gli si presentò per nulla semplice.
Per i ragazzi gestiva quel bar da chissà quanti anni; non ne conoscevano la storia, né la sua lunga esperienza dietro al bancone, cominciata molto tempo prima col fratello Nicola nel bar dello zio Raffaele.
Ed è ancora lì che lo vediamo, Antonio, mentre batte il filtro del caffè, scambia due parole con amici e clienti, o è immerso in una partita a carte, con la sigaretta tra le labbra.
È ancora lì, Antonio, a prenderci un gelato, a versare un bicchiere di Coca-Cola o un bicchierino di liquore, a servire una birra dopo l’altra e a scambiare mille lire per dieci monete da cento, pronte a finire nei videogames. Ed è ancora lì a fumare un'altra sigaretta, fuori, magari da solo.
Sì, Antonio è ancora là. Anche se non c’è più, e nonostante dopo di lui si siano succedute diverse gestioni.
È ancora lì ad accogliere i suoi clienti, fissi e di passaggio, e a insegnarci la sua lezione più bella: è con la semplicità che si entra nel cuore e nel ricordo di tutti. Ma, soprattutto, nella storia.
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Antonio, al centro, insieme ad altri due personaggi storici di Chiaromonte:
Roberto Figundio (sinistra) e Renato Pozzi (destra)
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Collegamenti alla storia

Leggi tutte le storie sui memorabili anni 80. Clicca qui

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NATALE 1985



Di G. D. Amendolara
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Storia inserita in archivio > Storie Chiaromontesi


La neve di Natale 1985


Nota: il ricordo che state per leggere, e i dettagli ad esso annessi, sono frutto di un lavoro d'impulso, quindi veloce. Presenta sicuramente qualche errore ortografico, ma nel pochissimo tempo a disposizione il desiderio di condivisione sorpassava di gran lungo tutto il resto.
Vi auguro buona lettura.


24 dicembre 1985.
Una vigilia di Natale come le altre, almeno sino ad allora.
Freddo, nemmeno tanto, molto strano per quei tempi dagli autunno che parevano inverni e con i cannuièrë penzolanti sin da metà mese anche senza neve.
Il cielo sin dal mattino non prometteva bene. Strano, dallo sfondo bianco con banchi di nuvole grigie che lentamente attraversavano Chiaromonte. Pareva cielo da neve, ma troppo aperto per regalare la speranza di un bianco Natale come non accadeva da anni.
Calato il buio, a casa nostra il fuoco nel camino, in procinto di estinguersi in attesa della posa del Ceppo di Natale, coi suoi ultimi tizzoni cominciò a scaldare come se alimentato da chissà quanta legna.
“U fuòchë còcë” esclamò la nonna. “Avìssa nëvëcæ?”.
Lo diceva tutte le volte che il fuoco era “caldo assai”, scatenando curiosità in noi bambini che correvamo impazziti alla finestra che affaccia sul Purtiello, rimanendo puntualmente delusi, ma non quella sera.
Le urla di gioia confermarono le previsioni del fuoco. Nevicava, e anche bene.
I fiocchi caddero copiosamente continuando tutta sera e anche la notte.
Ci risvegliammo sotto un manto di neve spesso oltre 50 cm, chi la misurò dice addirittura 65.
Era Natale, finalmente il bianco Natale, e Chiaromonte vestito di bianco pareva il presepe più bello del mondo.
La neve durò intatta alcuni giorni.
Cominciò a sciogliersi il 28 dicembre a causa di un misto pioggia-neve, nèva fràcëdë come diciamo in dialetto.
Quella meravigliosa sorpresa parve quasi un preavviso di ciò che accadde due mesi più tardi, esattamente la notte tra l’11 e il 12 febbraio del 1986, con la nevicata straordinaria caduta tra il centro e parte del sud Italia, inclusa Chiaromonte.
La nevicata del 24 dicembre 1985 regalò tanta gioia nei Chiaromontesi, soprattutto nei bambini e nei ragazzi.
Da allora, seppur non con lo stesso effetto, ci furono altri bianco Natale.
Nel 2001 nevicò abbondantemente fino agli inizi della seconda metà di dicembre. Passammo il Natale con qualche chiazza di neve sparsa tra il paese e parte delle campagne.
Nel 2003 invece di neve ne cadde tanta, ma il 23 dicembre, mentre il 24 dicembre 2024 cominciò a nevicare sin dalle prime ore del mattino, sciogliendosi poi in un nonnulla a causa della pioggia caduta il giorno stesso.
Non dimentichiamo nemmeno il 1973, quando di neve ne cadde in abbondanza sin dai primi del mese, e da menzionare è anche il 1987, quando durante la rappresentazione del presente vivente in piazza, qualche chicco di neve lasciò ben sperare, ma passammo il giorno di Natale con una bella giornata di sole.
La spolverata del 1987

La nevicata del 1985, seppur creò qualche disagio, rimase impressa nella memoria di tantissimi Chiaromontesi.
Un evento non raro quello della neve, seppur negli anni 80 e 90 la sua mancanza non faceva sentire.
Oggi la neve è ormai un illusione di un giorno o due al massimo, sempre a gennaio, e la pioggia la porta via come se nulla fosse.
Chissà mai se rivedremo un Bianco Natale.
La storia insegna che tutto passa, tutto cambia ma soprattutto tutto torna, proprio come la neve a Natale sul presepe più bello del mondo.

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SETTEMBRE

Di G. D. Amendolara
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Storia inserita in archivio > Storie Chiaromontesi

Il chiosco di sera a metà anni 90.
Foto archivio fam. Amendolara Franco

Com’è strano.
Solo pochi giorni fa dicevano “quànnë vo furnì agustë”, e adesso ch’è passato lo spaesamento regna dappertutto.
Lo sentono anche le ultime rondini che svolazzano in cielo. Il loro garrito non infastidisce più e annuncia il silenzio dei mesi a venire; partono verso luoghi più caldi, noi, invece, restiamo qui dove ci attende chissà quale autunno.
Già da qualche settimana qualcuno indossa indumenti a maniche lunghe.
“Agustë cæpë dë vièrnë” si dice, ma è settembre, e oltre il calendario lo conferma il fresco, soprattutto la sera.
L’ora di cena si avvicina e le giornate si accorciano ogni giorno di più.
Le macchine in strada hanno già i fari accesi. Sono tante e la discesa dell’ospedale è un continuo via vai.
Al chiosco gli ultimi avventori della giornata sono seduti sulle poche sedie all’esterno o sulla ringhiera, sorseggiando una birra fresca o semplicemente scambiando due chiacchiere.
Dall’interno il vocifero lascia intendere le classiche discussioni calcistiche tra Giovanni e i clienti, un classico, mentre al calcetto i ragazzi giocano come se agosto non fosse mai passato.
Che sensazione.
Poca gente in giro.
Passeggiano come sempre. Il corso è sempre frequentato anche a dicembre col freddo che ti entra nelle ossa, ma adesso è diverso, ripeto, è settembre e la sensazione di vuoto ha un peso inevitabile.
L’unica nota positiva è trovare posto per sedersi quasi ovunque, cosi come dove appartarsi senza la paura di essere sgamati da qualcuno, come allo zampillo dove le macchine non mancano mai.
Molte ora sono rifugio di chi qualche settimana prima lo animava. Chi invece siede su quel che resta delle panchine o sulla gradinata, si perde perlopiù in lunghi attimi di silenzio nel ricordo dei giorni appena passati.

Rintoccano le campane. Avvisano che l’ora del rientro si avvicina.
È buio, addio giornate lunghe.
Anche i lampioni, come i fari delle macchine, ora sono tutti accesi.
La piazza si svuota man mano, e la sensazione di vuoto pesa più che altrove.
È sicuramente colpa del palco appena smontato, delle scorze delle noccioline incastrate negli incavi dei sampietrini e dei manifesti del “E… State a Chiaromonte” ancora sparsi tra le mura e le attività commerciali.
Sui tubbë ormai non siede più nessuno, nemmeno sulle panchine, perché il piatto chiama e si torna a casa.
Rientrano Cëccìllë u portalèttërë e sua moglie Rosa. Sino ad ora son rimasti parcheggiati nella 127 sport di fianco alla pensilina, seguiti o anticipati dai soliti che sostano in macchina tra il fruttivendolo e Pierina Puppo.
Chiudono finalmente i negozi dopo aver servito i soliti ritardatari, mentre nei bar e nel tabacchino di Egidio qualcuno ha smarrito la via di casa.
In verità di gente ne trovi in giro anche dopo cena.
Sono perlopiù ragazzi ancora liberi dall’impegno della scuola, e non manca qualche adulto che approfitta del tempo mite prima del lungo autunno che sta per arrivare.
Tra le 22.00 e le 23.00, però, con la chiusura dei bar e di Egidio in piazza, Alberto che passa col motorino dal Purtiello e il rombo della 500 di Giovanni che chiuso il chiosco torna a casa, cala finalmente la notte su Chiaromonte.
Agosto è passato, passætë u Sàndë, fërnutë a fèstë.
Ora è settembre, sono gli anni 90, e il paese rivestito di nostalgia si addormenta con la speranza che agosto venturo arrivi il prima possibile.

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Storie correlate

Ghièrë staggiònë

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E... STATE A CHIAROMONTE - parte 2

AGOSTO, LE FESTE E GLI ANNI 90

Di G. D. Amendolara
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Festival delle Voci Nuove 1996

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Chiaromonte, anni 90.
Passato San Giovanni a giugno, agosto diveniva priorità.
Gli anni 80 con i festival dell’Amicizia, le feste dell’Avanti, tante altre manifestazioni e le serate di San Giovanni allietate con nomi del calibro di Little Tony, I Camaleonti e l’allora famosissimo Giampiero Artegiani, nel nuovo decennio caricarono nel migliore dei modi i Chiaromontesi.
Col rientro in massa degli emigrati, quindi l’arrivo di decine di giovani dalle grandi città dove il tempo scorreva veloce, i trentuno giorni più vivi di Chiaromonte richiedevano massima attenzione e partecipazione, e alla convocazione straordinaria in Comune, proprio dopo San Giovanni a giugno, nessuno veniva escluso per organizzare il calendario delle feste di agosto.
La locandina delle feste del 1990

“Chi vènë a San Giuànnë?”

L’E… STATE A CHIAROMONTE¹, il manifesto delle feste, sin dalle ultime settimane di luglio invadeva ogni angolo del paese, incluse le case.
Gli occhi cadevano direttamente sul 29, la festa più grande dell’anno, il motivo in più del rientro degli emigrati. Per le altre bastava un’occhiata veloce e un che fænë goië giornaliero.
Il mese lo apriva spesso un evento sportivo, di solito un torneo di calcetto².
Nel 1990 invece ci pensò una rappresentazione di boxe in piazza.
Altri eventi sportivi nel corso del mese non mancavano, dai tornei di tennis a quelli di calcio al campo sportivo.
Il festival dell’Amicizia da qualche anno non si teneva più.
La festa dell’Avanti invece continuò fino al 1991 con le sue riffe dai premi ricchi³ e il concerto della Strana Società nel 1990.
Le serate teatrali e musicali, in piazza e ‘ndi strittuwë, trovavano sempre il loro spazio nel calendario, cosi come gli spettacoli di intrattenimento vario.
Da inizio mese partivano i pomeriggi e le serate cinematografiche al centro visite, in verità poco seguite, al contrario dei convegni e delle presentazioni di qualche libro.

Partivano le sagre.
La spaghettata alla Turrë da Spichë, quella dell’anguria in piazza (un anno solo), quella del soffritto, se non sbaglio del coniglio e qualcun’altra che certamente dimentico.
Il 15 agosto 1990, invece, da un’idea del gruppo musicale “La Nuova Immagine” (allora l’agrifoglio), in collaborazione con il Comune, nasceva la sagra più importante e storica del paese, quella di Laghënë e Fasulë⁴.
La Nuova Immagine al Catarozzolo
per Laghënë e Fasulë 1993

Locandina
della caccia al tesoro
multimediale
Immancabile la caccia al tesoro.
Coinvolgeva non pochi squadroni di giovani tenendo sveglio il paese fino alla scoperta del tesoro.
Nel frattempo Piero Cicale e Massimo Sassano ne organizzarono diverse multimediali, un’innovazione a passo coi tempi e col diffondersi dei PC nelle case dei Chiaromontesi…

Erano gli anni 90.
C’era tanta voglia di divertirsi, partecipare e rendere partecipi.
Il gruppo 0 POSITIVO, seppur per poco, si contraddistinse sin da subito con la realizzazione di un murales colorato sotto il Palazzo degli Uffici, mentre si preparava a diverse altre manifestazioni nel corso dell'agosto 96.
Il gruppo musicale La Nuova Immagine dal 1990, occupando anche sino a tre serate, con ben quattordici edizioni di fila dava vita ad una delle manifestazioni più longeve degli agosto Chiaromontesi: il festival delle voci nuove.
Agglutination 97
Nel 1995 invece, con le prime due edizioni svoltesi in piazza, nasceva l’Agglutination Metal Festival, divenuto famoso in tutto il mondo dalla terza che portò in paese diverse migliaia di amanti del genere.
Collegato alle prime edizioni del festival si teneva in piazza il MOTOM, un motoraduno organizzato da Agnesina Pozzi.
Agnesina Pozzi durante il MOTOM
Nasceva il premio della poesia, l’estemporanea d’arte partecipata da decine di artisti e l’esposizione cinofila con ben quattro edizioni, mentre l’ultima settimana di agosto, non sul calendario, al timpone Giovanni Monaco invitava tutto il paese alla ormai storica festa du strìttuwë.
La festa della Madonna del Sagittario avviava Chiaromonte verso l’ultima settimana di Agosto.
A proposito di feste.
Non posso non menzionare i matrimoni. Tanti, da influenzare le date del manifesto delle feste, ma talmente belli che riempivano la piazza di gente accorsa a vedere la sposa.
I tre vigili in posa davanti al busto
del generale Giovanni Viviano.
1993
Altro evento da ricordare degli agosto degli anni 90 è la scoperta del busto in memoria del generale Giovanni Viviano il 28 agosto 1993⁵ all’ospedale, con la presenza delle autorità militari, ecclesiastiche, politiche e di tantissima gente.
E arrivava Sàn Giuànnë.
Che festa!
Che feste, perché quelle degli anni 90 non solo chiudevano gli agosto di tutto il circondario con le processioni partecipatissime e i concerti che riempivano all’inverosimile il paese, ma con gli ultimi tre colpi dei fuochi d’artificio e i cuori colmi di tristezza mettevano la parola fine all’estate e inizio al ritorno della solita routine.

Finiva cosi agosto negli anni 90.
Passætë u Sàndë passætë a fèstë, ma a chiudere i trentuno giorni più vivi di Chiaromonte ci pensava spesso un torneo di calcetto, proprio come in apertura, mentre già dal 30 il paese si ritrovava nello spaesamento che lo portava dritto a settembre, all’inizio di un nuovo ciclo composto da un solo ingrediente, la nostalgia, e quanta.

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Note

1 - Chiamato cosi per diversi anni
2 - dal 1990 non si tenevano più in piazza ma nel nuovo campetto alle scuole medie
3 - sia nel 1990 che nel 1991 misero in palio delle automobili, una Panda e una 500
4 - dal 1990 al 1992 si tenne il 15 agosto, dal 93 invece passò al 14. dal 1997, invece, passò dal Catarozzolo a Piazza Mercato
5 - Leggi Storia Politica parte 2
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E... STATE A CHIAROMONTE - parte 1

AGOSTO, LA NOSTALGIA E GLI ANNI 90

Di G. D. Amendolara
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Inserita in Archivio > Storie Chiaromontesi

Chiaromonte, 1997 circa.
Si nota nella foto la chiesa in restauro

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Agosto, anni 90.
Lo ricordo mite col suo clima sopportabile.
Era il mese delle ferie ma le giornate cominciavano ben presto, almeno nella prima quindicina.
Al suono della sirena delle otto, in fila ancor prima dell’apertura, mamme e nonne assaltavano gli alimentari, mentre il caos mattutino di auto e mezzi in piazza rendeva vani il senso unico e il divieto di transito agli autobus in vigore per tutto il mese.
A peggiorare il tutto il palco, quel cataplasma di tavoloni e tubi di acciaio che restringeva drasticamente lo spazio e dimezzava i parcheggi presenti.
Ah! A proposito di piazza e palco: ricordate quando nei primi anni del decennio sulla facciata dei Donadio, installato da Flash, uno schermo LCD rosso informava degli eventi in arrivo?¹
Movimentati anche gran parte dei vicoli, tra cantieri aperti almeno sino a ferragosto, il viavai di trerruote, mezzi da lavoro, moto e motorini, senza dimenticare gli ambulanti, si, sempre loro, pannacciari, marocchini e camion con megafoni attaccati dalle ingiurie di chi cercava di riposare un po’ di più.
Dallo zampillo i bus per il mare partivano ormai mezzi vuoti. A raggiungerlo, il mare, soprattutto i giovani in compagnia, mentre quelli che rimanevano in paese uscivano in tarda mattinata, inclusi quelli che, desiderosi di trovare la musicassetta tanto desiderata, accorrevano dal marocchino di fianco al chiosco da dove, ormai simbolicamente, il primo schiocco della pallina del biliardino dava sia fine alle mattinate che inizio ai pomeriggi estivi Chiaromontesi…
La strada che dal chiosco porta allo zampillo,
negli anni 90, alla controra, l'unico momento non trafficata
e senza gente in giro

Il paese trovava pace solamente durante la controra.
A differenza degli anni 80 i giovani non attendevano alcun segnale per uscire².
La sirena delle cinque, sempre sotto gli scongiuri di chi seduto in piazza non la sopportava, indicava ormai solamente l’ora.
Le ore pomeridiane animavano ogni angolo del paese, anche quelli ormai disabitati e ora ravvivati dagli emigrati rientrati per le ferie.
Trovare uno spazio silenzioso o isolato era quasi del tutto impossibile.
Il punto d’incontro preferito dai giovani e da chi lo era nel decennio precedente rimaneva lo zampillo, anche se non più pieno come nei suoi anni d’oro.
Partivano così le passeggiate lungo il corso, su e giù dai parcheggi al chiosco spesso senza mai fermarsi, perché sostare da qualche parte richiedeva un miracolo.
Pieno ogni spazio. La villetta, lo zampillo e il guard-rail, il monumento, le due sedute incavate alla curva della villa e anche il pianerottolo davanti al tabacchino e la fioraia. Pieni i parcheggi, tutti, difficile da trovarne uno, e piene le strade anche di pazzi pronti a sfogarsi con i loro mezzi a due e quattro ruote, perché negli anni 90 il boom degli scooter, delle moto di grossa cilindrata e delle auto sportive coinvolse anche Chiaromonte.
Pieno anche il chiosco, in particolare di chi giocava a biliardino e chi attendeva pazientemente il proprio turno. Pieni anche gli altri bar, la gelateria “da Pasquale” e anche il palco in piazza, sopra dai giocatori di carte e sotto di bambini che impazziti giocavano in quel groviglio di tubi d’acciaio, mentre nei vicoli i loro simili, senza escludere gli adolescenti, si sbizzarrivano con giochi di vario tipo e le battaglie coi gavettoni tanto odiate dagli anziani e dai malcapitati.
Con l’ora di cena scattava la tregua, ma non per tutti i giovani.
Rientrati per confermare di ricordare la via di casa³ e per cambiarsi, si ritrovavano per una pizza in paese o anche fuori⁴, oppure restavano semplicemente in giro.
In piazza e in altri posti cominciavano le feste dell’agosto Chiaromontese, tutte elencate nella locandina dal titolo “E… State a Chiaromonte”.
Riscuotevano un buon successo rispecchiando la piacevole semplicità di quegli anni, accontentando quasi tutti, incluso chi spesso preferiva rimanere davanti casa a raccontarsela coi parenti e il vicinato, circondato dalle urla dë tuttë chìllë murrië dë guagliùnë che, instancabili, riprendevano a giocare.
Anche chi rientrava dalla serata, soprattutto i giovani, spesso si soffermava davanti casa di qualcuno. 
Tra una chiacchierata, una sfogliata di ricordi, canzoni accompagnate non poche volte da una chitarra, una spaghettata "di mezzanotte" o l’attesa davanti al forno di Prospero Rossi per un pezzo di pizza al pomodoro appena sformato, a notte inoltrata, spesso quasi mattina, chiudevano ufficialmente le giornate dell’agosto Chiaromontese.

Era agosto, erano gli anni 90.
Tornavano a riempirsi le case e a rivivere quelle chiuse da un anno.
Inconsapevoli i chiaromontesi vivevano l’ultimo decennio fiorente della propria storia, con fervore, passione e partecipazione.
Di cose da raccontare ce ne sarebbero ancora, ma di tempo ce n’è ancora, per questo per adesso mi fermo qui a ricordare i trentuno giorni più belli di Chiaromonte.
Ah! Vero, dimenticavo le feste…

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Note

1 - Lo schermo LCD veniva installato da Flash, ed era lo stesso affisso sulla parete della sua casa, nonché anche sede del negozio in San Pasquale
2 - Negli anni 80 la sirena delle diciassette dava inizio ai pomeriggi. 
3 - non të scurdǽ a vië da cæsë è un termine utilizzato per ordinare ai giovani di casa che quando è ora deve rientrare
4 - A Chiaromonte agli inizi degli anni 90 le pizzerie erano due, "La Terrazza" e il "Golden Coq Pub". Nel 1994 aprì "la Coccinella" e rimase l'unica in paese sino al 2004. I ragazzi, quelli che potevano, andavano anche volentieri a Fardella (dove potevano guardare anche le partite) e a Teana, in due pizzerie storiche dei paesi.
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Storie collegate

Truònë dë vièrnë

di G.D. Amendolara
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Storia inserita in archivio > Storie Chiaromontesi


Nevicata negli anni 80.
Monumento ai Caduti

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La storia contiene termini dialettali
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Il sole di gennaio andava e veniva.
Scopriva le montagne coperte di neve ma non le cime del massiccio, con quelle non riusciva.
Bello, luminoso ma per niente caldo, perché nulla poteva contro le gelate di quegli inverni.
Ricordo bene quando per andare a scuola salivamo le gradinate di Cuccarësë che portano in piazza attenti a mettere i piedi sòpë i pëtrèllë, perché i cordoni erano ricoperti di ghiaccio, e guai a camminare sotto tetti e balconionde evitare la caduta dicannuièrë. E ghiacciate erano le fontane, i tubi dell’acqua, lo zampillo e i panni stesi ai balconi di fèssë.
Gennaio era cosi, un po’ come marzo, ora cielo azzurro e ora completamente coperto da nuvole compatte e bianche, con pochi rovesci, dacché ricordi, ma su cièlë scënnìë attirava su di se tutti gli sguardi…

Nevicata gennaio 1987

Era il 1991, periodo da Cannëlòrë.
Cominciò a nevicare come non accadeva da qualche anno.
Fiocchi grossi che in poco tempo accumularono uno strato che fece ben sperare, tanto che il giorno dopo chiusero uffici e scuole.
All’improvviso al mattino cominciò a piovere e in men che non si dica quasi sciolse tutto il manto bianco che ricopriva Chiaromonte.
Mentre la rassegnazione prevalse sulla gioia, un insolito rumore drizzò le orecchie di tutti. Un tuono che spezzò la pace tipica dell’inverno.

“Truònë dë vièrnë pòrtë a nevë”

dicevano i nostri nonni, e difatti ricominciò a nevicare copiosamente.
Ne cadde tanta, uno strato di circa sessanta centimetri che per il peso fece saltare la corrente, tanto che a casa nostra ospitammo alcuni studenti della scuola infermieristica rimasti al freddo e al buio.
Il mattino dopo, con le scuole rimaste chiuse, ragazzi e ragazze scatenarono la loro felicità fuori casa, chi a farsi la guerra di palle di neve in piazza, chi a gareggiare allu pënnìnë du Cummèndë con slittini fatti di sacchi di plastica, tabelle dei gelati e altri materiali alla mano e chi semplicemente a passeggiare mentre, con non poche difficoltà, dalla chiesa usciva un funerale…


Nevicata gennaio 1993.
Quell'anno in un mese nevicò abbondantemente
ben due volte.
Fotogramma da video dell'archivio
video fotografico Fam. Franco Amendolara

Di neve ne cadeva tanta a Chiaromonte, anche più volte nello stesso inverno, senza pensare al disagio che provocava, ma felici del miracolo che donava soprattutto agli ulivi, alle vigne e a tutte le terre da coltivare.
Un tempo la prima neve cadeva già nella seconda metà di novembre, tanto che spesso raccoglievano le olive accendendo falò tra le piante per scioglierla e non morire di freddo.
Si ricorda spesso la famosa nevicata del 56, ma memorabili furono anche quella del lungo inverno del 1971 e tra il 1985 e 1986, per non parlare degli anni 30 del secolo scorso testimoniata da una foto che più volte ho pubblicato.
Oggi la neve che veste di bianco Chiaromonte spesso va via in un nonnulla. Alimenta tanta nostalgia e riaccende mille ricordi in noi che in quella neve alta e soffice abbiamo vissuto tra i momenti più belli della vita nostra e del nostro amato paese.

Parco Torri della Spiga.
Metà anni 90


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