di G.D. Amendolara
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Storia inserita in archivio > Storie Chiaromontesi
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| Il rione Purtiello nella seconda metà degli anni 60, durante la costruzione dell'ospedale e il riadattamento stradale |
Nota: la storia contiene termini dialettali. La parafrasi di quelli incomprensibili la trovate alla fine
“…Pùzzë a càpê qua alla gèndë
ca c’è u cruòpë, ohi San Giuànnë.
Lëvannìllë e avèramèndë
mò furèrë gràzzia grànnë.
Chiërëmòndë accussì mòrë:
òdië, ‘ndrèssë e nëmëcìzië
òn zë schiàndënë du còrë.
Lêvannìllë ssa spurcìzië”
Estratto da "La processione di San Giovanni 1990"
di Giovanni Percoco
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Vi racconto una storia. È semplice, ma bellissima.
Narra di un rione, uno di quelli ormai con pochi residenti, ma pieno di ricordi e nostalgia, proprio come le sue case, un tempo tutte abitate e vive.“Allu Purtièllë, puttænë e povërièll딹, dicevano.
Vero. Un tempo ospitava perlopiù contadini, furèsë, qualche malfattore e anche qualche donna di facili costumi, caduta in disgrazia non per piacere, (perché quelle iènë dërètë u mùrë²) ma per necessità e non rendere i figli schiavi di qualche benestante.
Tanto era alto il tasso di povertà allu Purtièllë, che persino una famiglia risiedeva in una grotta.
Erano talmente poveri da ricevere il sostegno di tutto il vicinato. E che vicinato…
Solidarietà e condivisione contraddistinguevano il rione, bellissimi pregi che Banfield non notò, o fece finta di nulla.
Chiunque tornasse dalla campagna, cu ciùccë o a burrìchë carëchë, faceva assaggiare ancunu cundarièllë a chi si trovava nei paraggi.
C’era addirittura chi, di rientro dalla propria terra, portava con sé i gammarìcchië e, radunati i bambini del vicinato, li rendeva felici grigliandoli alla fucàgnë o in mezzo alla strada, creando un’atmosfera di gioia che alleggeriva i cuori e le pance dei piccoli.
E poi c’erano loro, i cugini Giovanni ed Egidio Ricciardi.
Giovanni era uno dei portalettere; Egidio, invece, uno dei tanti fabbri del paese.
Grazie ai loro mestieri godevano di qualche piccolo privilegio in più, che non mancavano mai di mettere al servizio degli altri con generosità.
Amavano Chiaromonte incondizionatamente. E ancora di più amavano il loro rione, u Purtièllë per l’appunto, tanto da intervenire affinché uno dei tasselli più importanti della sua storia non andasse perduto.
U Purtièllë, o meglio u Përtònë (che dà il nome al rione) è l’unica porta rimasta in piedi dell’antica cinta muraria.
Nel frattempo Giovanni prima, ed Egidio poi, lasciarono la vita terrena, e pian piano arrivò il nuovo millennio.
La porta fu finalmente sottoposta a lavori di restauro³, ma insieme ai segni del tempo portarono via anche la sua bellezza autentica e la sua trave: proprio quel brutto e vecchio pezzo di legno, finito chissà dove o consumato chissà in quale fuoco.
Eppure non era solo un pezzo di legno ricoperto di muffa e muschio. Raccontava una storia, una bellissima storia d’amore chiaromontese, di quelle che da troppo tempo non se ne scrivono più.
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| Giovanni (sinistra) ed Egidio (destra) Ricciardi |
E poi c’erano loro, i cugini Giovanni ed Egidio Ricciardi.
Giovanni era uno dei portalettere; Egidio, invece, uno dei tanti fabbri del paese.
Grazie ai loro mestieri godevano di qualche piccolo privilegio in più, che non mancavano mai di mettere al servizio degli altri con generosità.
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| La porta con la trave prima dell'intervento |
U Purtièllë, o meglio u Përtònë (che dà il nome al rione) è l’unica porta rimasta in piedi dell’antica cinta muraria.
Avendo resistito al tempo e all’incuria, si narra che durante il periodo del brigantaggio venne munita nuovamente di un portone di legno, chiuso prontamente di notte e in caso di emergenza.
La trave superiore rimase l’unica superstite.
La trave superiore rimase l’unica superstite.
Chissà quanto antica, esposta alle intemperie e ai rigidi inverni dell’epoca, a metà degli anni Sessanta mostrò i primi segni di cedimento e di pericolo. Mentre tanti altri chiaromontesi ignoravano o cancellavano tracce importanti della nostra memoria, Giovanni ed Egidio unirono le forze, tentando il tutto per tutto affinché quel vecchio pezzo di legno, consumato dagli anni, restasse al proprio posto per raccontare ai posteri la loro storia e quella del paese.
Con grandissima fatica e l’aiuto di qualche altro residente, issarono una grossa trave di ferro proprio sotto l’antico pezzo di legno, salvandolo dalla stessa fine toccata a tanti resti abbattuti con incoscienza e leggerezza. La trave di ferro compì egregiamente il proprio lavoro: sostenne per oltre trent’anni quel legno antico che, col tempo, si adagiò stanco su di essa.
Con grandissima fatica e l’aiuto di qualche altro residente, issarono una grossa trave di ferro proprio sotto l’antico pezzo di legno, salvandolo dalla stessa fine toccata a tanti resti abbattuti con incoscienza e leggerezza. La trave di ferro compì egregiamente il proprio lavoro: sostenne per oltre trent’anni quel legno antico che, col tempo, si adagiò stanco su di essa.
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| Una delle prime foto scattate dopo l'installazione della trave |
Nel frattempo Giovanni prima, ed Egidio poi, lasciarono la vita terrena, e pian piano arrivò il nuovo millennio.
La porta fu finalmente sottoposta a lavori di restauro³, ma insieme ai segni del tempo portarono via anche la sua bellezza autentica e la sua trave: proprio quel brutto e vecchio pezzo di legno, finito chissà dove o consumato chissà in quale fuoco.
Eppure non era solo un pezzo di legno ricoperto di muffa e muschio. Raccontava una storia, una bellissima storia d’amore chiaromontese, di quelle che da troppo tempo non se ne scrivono più.
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| La porta e la trave agli inizi del 2000 |
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Parafrasi termini dialettali
burrìchë: asina
cundarièllë: cosetta, collegato perlopiù al cibo
gammarìcchië: gamberetti, facilmente reperibili nelle campagne Chiaromontesi
fucàgnë: camino
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Note
1 - anche altri rioni avevano i loro "detti", ma per le motivazioni indicate nel testo, al Purtiello toccò tristemente questa
2 - è la zona a nord del Catarozzolo
3 - i lavori di restauro cominciarono nell'inverno del 2002, e terminarono in estate 2005 proprio con l'installazione della nuova trave
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