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ADDIO TENENZA, CHIAROMONTE

Di G.D. Amendolara
con la collaborazione di Antonio Vozzi e Filippo Breglia,
e le testimonianze di Angelomauro Calza, Franco Amendolara e Franco Donadio. 
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Storia inserita in Archivio > Storia Politica

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ADDIO TENENZA, CHIAROMONTE
è un'esclusiva di Chiaromonte e le sue Storie

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Ricostruita grazie alla testimonianza dei collaboratori sopra citati, in particolare di Vozzi e Breglia, la storia che segue rappresenta per Chiaromonte uno dei suoi capitoli più importanti.
Poiché questa vicenda ha cambiato drasticamente le nostre sorti, in qualità di autore vi chiedo gentilmente di non lasciare commenti polemici, ma una riflessione, proprio come quella che troverete alla fine del testo.

Vi auguro buona lettura.


Giugno 1986. Sciopero della Tenenza.
Foto di Franco Donadio
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Infine avvenne.
La tanto temuta notizia, che da mesi circolava minacciosa, divenne ufficiale.
La storica rappresentanza istituzionale di Chiaromonte scricchiolò, subendo il primo di una lunga serie di colpi sferrati direttamente contro uno dei pilastri portanti della nostra storia.

Era il 1986.
Il Governo e l’Arma dei Carabinieri avevano deciso: la Tenenza spettava a Senise.
Nonostante l’ufficialità, non si fermarono le interlocuzioni tra l’amministrazione comunale, guidata dal neo eletto sindaco Antonio Vozzi, e le controparti.
Diversi esponenti della politica locale, regionale e nazionale fiancheggiarono il primo cittadino, tra i quali menzioniamo i senatori Domenico Pittella e Franco De Cataldo, l’allora assessore regionale Nicola Savino e il rappresentante dei Radicali Maurizio Turco¹, braccio destro di Marco Pannella. Non mancò l’appoggio di alti funzionari delle istituzioni, incluso il prefetto Luigi Rossi, di origini Chiaromontesi.
Nessun ripensamento, tuttavia, giunse dalla parte avversa.

“Sotto il profilo infrastrutturale, mentre in Chiaromonte è prevista la realizzazione di una nuova caserma in grado di ospitare un reparto a Livello stazione, in Senise sono stati avviati lavori di costruzione di un Immobile adeguato alle esigenze della Tenenza. In quest’ultima sede, peraltro, in attesa della soluzione definitiva del problema infrastrutturale, è stato già reperito ed è in via di ristrutturazione altro fabbricato per la sistemazione provvisoria del reparto.”

Questa parte della risposta dell’allora Ministro della Difesa Giovanni Spadolini all’interrogazione del Senatore De Cataldo (giunta con soli nove mesi di ritardo), la stessa che ottennero dal prefetto sia il sindaco Vozzi sia Filippo Breglia.

I tentativi diplomatici, quindi, non ottennero l’obiettivo sperato.
Informata sui fatti, la cittadinanza non credette mai alla questione infrastrutturale: il trasferimento della Tenenza, perlopiù in un paese “rivale”², apparve agli occhi di tutti come una pura strategia politica, volta unicamente a indebolire lo spessore istituzionale di Chiaromonte.
Fu così che d’un tratto i toni si inasprirono, l’aria si fece tesa e la fresca estate del 1986 si surriscaldò.

UNO! DUE! TRE!
LA TENENZA RESTA A ME!

Conosciuto come un paese tranquillo, Chiaromonte divenne palcoscenico di una delle proteste più significative di fine millennio in Basilicata.
Spontaneamente, senza alcuna organizzazione preventiva, uomini, donne, bambini, ragazzi e anziani, in massa e uniti come non mai, scesero in strada a difendere la propria storia.
Il movimento di protesta trovò seduta stante il sostegno dell’amministrazione comunale (incluso l’appoggio e la partecipazione del consigliere di minoranza Amedeo Percoco) che, imperterrita, nel frattempo mai interruppe le interlocuzioni con Arma e Governo. Anzi, durante un consiglio comunale straordinario, indetto al nascere delle proteste, deliberò³ e ufficializzò “lo sciopero della Tenenza”.
L’assenza totale di aperture della controparte esasperò gli animi della popolazione. Partirono le azioni dimostrative.

Parte della piazza tappezzata da striscioni.
Da notare la presenza giovanile.
Foto di Franco Donadio

La piazza, fulcro delle proteste, tappezzata da striscioni e cartelloni, piena all’inverosimile, divenne tana d’ostaggio per uno dei tanti autobus in arrivo dal terminal di Senise.
Nel mentre decine di manifestanti bloccarono gli accessi al paese, compreso l’imbocco della Sinnica, permettendo il transito solamente ai mezzi di soccorso⁴.
La tensione salì vertiginosamente.
Tra cortei, cori, urla e tantissima rabbia, alcune famiglie, temendo disordini, preferirono barricarsi in casa o impedire ai figli di uscire.
Sembrava tutto così assurdo, ma era la realtà.

SETTE! OTTO! NOVE!
LA TENENZA NON SI MUOVE!

Allarmata dalla situazione ormai degenerata, la Prefettura agì tempestivamente.
Mentre i Carabinieri del posto (in ottimissimi rapporti con la popolazione) mediavano per evitare un’escalation, da Salerno giunse una squadra antisommossa, pronta a intervenire qualora ve ne fosse stato bisogno.
Contemporaneamente, la Questura di Potenza ricevette centinaia di foto segnaletiche dei contestatori, trasmesse da diversi agenti della Digos infiltrati tra la folla.
Proprio il Questore, insieme al Colonnello, raggiunse il Sindaco in paese, e fu qui che la protesta toccò il suo culmine.
In cerca di una mediazione che non arrivò, i due furono costretti a lasciare il paese fugacemente.
Alla minaccia di condurre il primo cittadino a Potenza per porlo in arresto, decine di manifestanti accorsero in suo aiuto, mettendo in fuga le autorità.
Sorte diversa toccò invece a due dei ritenuti promotori delle proteste, condotti in caserma (sotto una specie di Daspo) e trattenuti per diverse ore in cella prima di essere rilasciati.

Dettaglio della foto di sopra.
Si nota il pullman "in ostaggio" sulla destra.

Passata circa una settimana di ferro e fuoco, la protesta declinò.
Dinanzi a cotanta rabbia, il mancato passo indietro del Governo e dell’Arma, rese inutile ogni ulteriore azione.
Si rialzarono così le serrande.
Si sciolsero i picchetti agli imbocchi del paese, alcuni spontaneamente e altri con la forza.
La rassegnazione prevalse sulla rabbia che, tuttavia, non si spense in tutti.
Alcuni dei più agguerriti decisero di posizionare un picchetto dinanzi all’ospedale, bloccando persino il passaggio dei mezzi di soccorso.
Rimossi con forza prontamente dai Carabinieri, posero ufficialmente la parola fine sullo sciopero della Tenenza.

L’estate del 1986 a Chiaromonte tornò a godere del fresco che tanto la caratterizzava.
Mentre tutto tornava alla normalità, con l’amministrazione ancora intenta a mediare tra le parti avverse, decine⁵ di Chiaromontesi ricevettero la richiesta di comparizione dinanzi al giudice, per rispondere all’accusa di “oltraggio alla pubblica incolumità”.
Fortunatamente nessuno degli accusati subì condanne, ma nel frattempo diversi fattori accelerarono il trasferimento della Tenenza (previsto per gli inizi del 1987), e fu così che da ottobre 1986, la sede passò definitivamente a Senise. E addio Tenenza, Chiaromonte.

Da quegli eventi eccezionali sono ormai passati quarant’anni.
In questo lungo lasso di tempo, molte cose sono cambiate a Chiaromonte.
Nel 1986 il paese manteneva ancora intatta la sua centenaria rappresentanza istituzionale, ma, nonostante la sua forza e il suo peso politico, il trasferimento della Tenenza innescò una brusca reazione a catena.
La successiva perdita di tutti gli uffici, destò (e desta ancora) gli animi dei Chiaromontesi che, non senza un pizzico di rancore, continuano a cercare risposte concrete.
In verità di spiegazioni ne circolano molte.
La vox populi, ad esempio, incolpa l’ex sindaco Tepedino per non aver riservato il dovuto accoglimento istituzionale al Generale dell’Arma, giunto in sopralluogo alla caserma. Altre invece inveiscono contro Senise, forte della sua crescita demografica; altri ancora attribuiscono le colpe all’ostilità della Democrazia Cristiana verso un comune a maggioranza socialista. Infine, c’è chi incolpa gli stessi Chiaromontesi, rei di aver dato tutto per scontato fin dal 1969, anno dell’apertura dell’ospedale.
Insomma… di chi fu realmente la colpa?
I fattori appena citati hanno sicuramente inciso sul trasferimento della Tenenza. Tuttavia, mentre si continua a puntare il dito contro la politica e i politici di allora, credo fermamente che dovremmo fermaci a riflettere, metterci una mano sulla coscienza e assumerci tutti la parte della nostra responsabilità: perché, in fin dei conti, Chiaromonte siamo tutti noi, oggi come allora...

Sta di fatto che lo sciopero della Tenenza ha impartito una grande lezione all’intero paese.
Il vero peccato è non aver imparato nulla, e non sono io a dirlo: è sempre lei, la storia a ricordarcelo, oggi, domani e sempre.

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Note

1. Maurizio Turco, invitato dai Giovani Socialisti.
2. La rivalità storica tra Chiaromonte e Senise è testimoniata sia dalla Tenenza dei Carabinieri, sia da episodi che avvennero dopo l'apertura dell'ospedale, tra i quali l'assegnazione degli uffici dell'allora ASL che toccavano a Chiaromonte.
3. deliberare lo sciopero contro il trasferimento della Tenenza, fu un atto provocatorio proprio del consiglio comunale, in pieno sostegno alla cittadinanza.
4. I blocchi piantonarono per diversi giorni, 24 su 24.
5. C'è chi sostiene che siano oltre 100 le persone raggiunte da richiesta di comparizione dinanzi al giudice. Il più degli accusati erano donne, le più agguerrite durante i giorni di contestazione.

Fonti
Testimonianze verbali dei citati ad inizio testo, e di altri dei quali non ho autorizzazione a citarne il nome.

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3 commenti:

  1. Ricordo benissimo quei giorni, ero con mio padre(ma soprattutto con altri ragazzi della mia età) al presidio del "Tuvolo" mio padre è uno di quelli che è dovuto andare a Lagonegro in seguito. Ma quei giorni sono rimasti in memoria come una cosa grandissima, allora c'era unione e l'unione fa la forza, non avremo raggiunto lo scopo ma si è dimostrato cosa si può fare quando ci si unisce, e per un piccolo centro come il nostro l'unione è basilare(dovremmo ricordarcelo oggi)Grazie ancora per quest' altra bella narrazione

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  2. P.S. nel commento appena pubblicato ho dimenticato di inserire il mio nome, sono Sabrina Sergio

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  3. La Tenenza fu trasferita a SEnise perchè di SEnise era un Alto Ufficiale che era stato scelto dal Ministro della Difesa come suo Consigliere e si adoperò perchè questo avvenisse, come poi è successo. Aggiungo solo che a Chiaromonte si stava procedendo per costruire la nuova Tenenza, che poi è l'attuale Stazione dei Carabinieri che all'epoca furono trasferiti a Senise ma venivano a parcheggiare le auto di servizio a Chiaromonte

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